Spaghetti Fantasy, Christmas Time

Enter the LAiR — themagicmissile: Warrior Girl by Labolab

Augusto scosse il frustino, incitando la cavalla a procedere sul manto nevoso della foresta. Era tardi, troppo tardi. La padrona aveva perso un mucchio di tempo ad imbellettarsi mentre il marito tamburellava col bastone da passeggio il fondo della carrozza, in attesa di partire alla volta del castello per la colazione reale della mattina di natale. La corte li avrebbe sbeffeggiati mentre Augusto si sarebbe abbuffato col resto della servitù nelle cucine con gli avanzi tralasciati da quei coglioni impomatati.
“Muoviti, Augusto! Fai trottare la bestia!” Il Signore, il Conte Leopoldo, berciò dalla carrozza, battendo il pugno.
“Certo Signore.” Mugugnò a mezza bocca, svoltando a una curva oltre la quale, nel mezzo della strada, due uomini e una donna stavano tranquillamente pasteggiando intorno a un fuoco, arrostendo quello che sembrava un piccione o solo un grosso topo.
L’uomo a sinistra, con una lunga barba rossa, alzò una mano in segno di saluto mentre l’altro, dalla chioma nera, mise giù lo spiedo. La donna era già in piedi, come li aspettasse.
Augusto tirò violentemente le redini per fermare l’animale, sballottando la carrozza.
“Bella giornata, eh?” Disse la Donna.
“Proprio bella, non è vero?” ripeté Barba Rossa, battendo il pugno sul ginocchio, alzandosi anche lui.
“Cosa? Che…”
“Ma allora, Augusto, che succede!? Maledetto idiota lento di cervello!” Proruppe dall’interno della vettura la voce del padrone, seguita da un gridolino di donna, un attimo prima che la porta si aprisse e vi si sporgesse un uomo sulla quarantina, alquanto infastidito. Gli occhi del Conte guizzarono dal desiderio di frustare il servo per la brusca frenata alla più completa sorpresa nel vedere gli sconosciuti in mezzo alla strada.
Chioma Nera addentò la carne e butto via lo spiedo, poggiando la mano sulla spada al fianco.
Tornato in sé, il Conte Leopoldo mise un piede sul terreno, pentendosene l’istante successivo l’aver macchiato il prezioso stivaletto nel fango.
“Ebbene? Toglietevi dalla strada! Questa via appartiene a me, Conte Leopoldo di Biancaterra! Sono già in ritardo e non ho tempo da perdere né spicci da regalare agli straccioni!” Sbraitò, mentre Augusto già cercava una via di fuga.
“Nemmeno oggi? Nemmeno a Natale? Ma a Natale siamo tutti più buoni!” Chiese Barba Rossa, avvicinandosi pericolosamente con un bieco sorriso.
“Che…? Natale?! Cedete il passo!! La colazione del Re mi aspetta!” Disse, battendo il pugno sulla fiancata della carrozza. “Augusto! Muoviamoci!!”
Augusto sudava freddo, guardandosi intorno e balbettando con le redini in mano.
“Sì, Augusto, muoviti!” Si intromise la donna, sorridendo anche lei.
Quello la guardava tremando. “P…per favore…”
Ci fu uno scambio di sguardi, poi la donna mosse la testa affermativamente. “Vai, Augusto. È natale.”
“Augusto! Siamo già in ritardo!! La Corte sarà già a tavola e… Augusto?” La Contessa, che fino a quel momento si era tenuta nascosta nella carrozza, aveva messo la testa fuori solo per scorgere il servo fuggire a perdifiato sul lato della strada nella direzione opposta.
“Augusto! Torna qui! Ti farò frustare, lurido idiota!!”
“FOTTITI, baldracca!” Rispose l’altro, con voce squillante. “Meglio un idiota vivo di un coglione morto!” E sparì tra i cespugli.
“Augusto…”
“Non c’è più. Seguite il suo esempio, mio Lord?” Nella mano di Barba Rossa era spuntata un’accetta dall’aspetto affilato.
“Marito mio, permettete tutto questo?! Avete una spada o no? È oltraggioso! È…” cominciò la Contessa, ancora per metà sulla carrozza.
“Taci, donna! Taci!! Farò frustare pure te!”
“Oh ma le donne non si toccano!” Disse la Donna armata di una spada corta. A ben vedere non poteva avere più di diciotto anni e ora puntava la lama direttamente tra le gambe dell’uomo.
Chioma Nera intanto si era mosso sull’altro lato della carrozza, verso la Contessa che urlò spaventata.
Barba Rossa stava staccando la bestia dalla vettura, nel frattempo, carezzandogli il collo molto dolcemente.
“Cosa fate? Il cavallo!” Il Conte provò a muoversi ma l’improvvisa pressione della spada tra le cosce lo fermò.
“Lo liberiamo. Avrà miglior uso che trascinare i vostri culi grassi.”
Disse la Donna, poi si rivolse alla dama nella carrozza. “Dato che è Natale voglio farvi un regalo. Sembrate infelice, lui vi bastona?”
“Come?” disse lui.
“Come?” disse lei, ancora più incerta.
“Avete sentito bene. Anzi, rispondetemi voi, grand’uomo.” La donna armata premette gentilmente la lama ancora un po’.
“Oh! Ah! S…sì! Sì, lo faccio!” disse quello, con un tono di voce assai stridulo.
“Certo! Certo che lo fa! Ogni brava moglie va picchiata ed educata! Lo dicono le scritture!! Noi siamo brave persone! Timorate! Davvero! Volete vedere come? Vi diverte?” La moglie, isterica, raggiunse le spalle del marito, uscendo dall’altro lato della carrozza, in suo soccorso. “Vi prego, lasciateci…” Cominciò a piagnucolare.
“Ma certo! Siete libera!” Disse la Donna. La lama venne via macchiata di sangue, l’uomo evirato gridò, accasciandosi, imbrattando la gonna candida della Contessa. L’altra strabuzzò gli occhi, vomitando la cena della sera prima sul marito.
“Ora potete andare, in pace, prima che cambi idea.”
Quella, sporca di sangue, vomito e lacrime cominciò a barcollare via dalla carrozza. Il marito continuava a gemere mentre si dissanguava rapidamente fino a quando l’accetta di Barba Rossa lo fece smettere di soffrire.
Chioma Nera rise.
“Daga, sei una stronza.” Disse allegramente Barba Rossa, staccando l’accetta dal cranio della vittima.
“Lo dici per non scordare di non rompermi le palle?” Daga stava scassinando un piccolo forziere lasciato sul fondo della vettura, dono per il Re e la sua regale consorte per il Santo Natale. All’interno, gioielli e monete abbondavano.
“Vaffanculo! Prendiamo il cavallo e spartiamoci l’oro. Non mangio decentemente da settimane, porco cazzo, e la tua presenza è arrapante come stare con un orso!” Disse Barba Rossa mentre tornava verso l’animale.
“Mai voltare le spalle agli orsi, coglione!” La lama corta trafisse il collo dell’uomo, inondandogli la gola di sangue caldo che gorgogliò dalla bocca.
Prevedendo la reazione di Chioma Nera, Daga si abbassò mentre la spada dell’uomo gli passava a poche dita dalla testa. La donna aveva già afferrato il piccolo coltello che teneva al fianco per colpirlo proprio sotto lo sterno, squartandolo, facendone fuoriuscire le budella e mandandolo in ginocchio.
Macchiata in viso dal sangue degli ex compari, Daga aspettò qualche secondo che il cuore smettesse di tambureggiarle nel petto, raccolse il forziere e balzò a cavallo, allontanandosi.
“Io non spartisco proprio niente.”



Commenti

Post più popolari