Marvels, gli idioti in calzamaglia e perché forse dovremmo odiare Alex Ross
Marvel, Dc, i comics americani li ho approfonditi, anzi diciamo pure che li ho cominciati a leggere molto grande. Il motivo? La pubblicazione in spillati e la vastità del multiverso, dei personaggi, dell'imponente continuity che si portano sulle spalle, dei reboot.
Ma principalmente del tipo di pubblicazione. Odiosa.
Da un lato mi sono probabilmente perso tutta la fase del "è più forte Hulk o la Cosa?" e la foga adolescenziale che ti permette di godere di un prodotto d'intrattenimento nel senso più puro, senza pensieri, dall'altro ho guadagnato la possibilità di leggere, tramite selezione, solo le perle della produzione americana dei comics marvel/dc senza la foga adolescenziale di cui sopra ma soprattutto, nel bene e nel male, senza il carico contestuale della storia editoriale pregressa. Quindi mi gusto i capolavori alla prima lettura, in ritardo e come una persona qualsiasi che si approccia a certe opere come opere a sé stanti, scontrandomi col fatto che alcune opere enormi, vedi Kingdome Come, risultano ostiche e criptiche a chi non ha una preparazione accademica sulla storia e sui periodi supereroistici della DC, finendo per apprezzare principalmente il monumentale lavoro di Alex Ross in gran parte per il disegno[sminuendo così il valore totale dell'opera]. Letto Kingdome Come, ho da poco finito il momumentale "Marvels" (Busiek ai testi) e entrambi posso interpretarli solo da profano, quale sono, mentre altrove sarà facile trovare recensioni ipercomplete a spiegare ogni minimo riferimento.
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| Doriforo di Policleto |
| Togato Barberini |
Un passo indietro di migliaia di anni:
Una delle grandi differenze tra l'arte scultorea greca e quella romana era l'interpretazione: nella prima, troviamo per gran parte figure idealizzate, corpi perfetti, più vicini al divino che all'umano; nella seconda, dato lo scopo prettamente politico dell'arte intesa come strumento, l'arte è più "realistica" e vicini al vero (sebbene con molte sfumature legate al messaggio politico da trasmettere).
Da un segno più o meno classico dei Comics, Alex Ross svolge il ruolo dell'iper realista che, con stile pittorico, porta quelli che nell'antichità sarebbero stati definiti come semidei a dimensione umana, con forme e volumi reali, abiti che non sono più disegnati sulla pelle ma concreti, con pieghe pesanti e credibili.
Una delle grandi differenze tra l'arte scultorea greca e quella romana era l'interpretazione: nella prima, troviamo per gran parte figure idealizzate, corpi perfetti, più vicini al divino che all'umano; nella seconda, dato lo scopo prettamente politico dell'arte intesa come strumento, l'arte è più "realistica" e vicini al vero (sebbene con molte sfumature legate al messaggio politico da trasmettere).
Da un segno più o meno classico dei Comics, Alex Ross svolge il ruolo dell'iper realista che, con stile pittorico, porta quelli che nell'antichità sarebbero stati definiti come semidei a dimensione umana, con forme e volumi reali, abiti che non sono più disegnati sulla pelle ma concreti, con pieghe pesanti e credibili.
Leggere Marvels è come guardare un film verista in cui ti chiedi come cazzo hai fatto fin ora a credere a tizi con super poteri travestiti da pagliacci. Un po' più cosplay, quindi, e meno film di Hollywood, i cui costumisti si sono resi conto che le uniformi classiche sono... ridicole, se trasposte nella realtà.
L'impatto visivo di riportare gli Dei sulla Terra è imponente. Ross rende i corpi terreni e epici allo stesso momento, proprio grazie alla modo realistico di porle allo spettatore.
E andiamo a Marvels(1994-1995), che ci offre lo sguardo del giornalista Phil Sheldon, l'"uomo medio", normale, NOI, se vivessimo davvero a contatto con "Le Meraviglie", come le chiama. Emozionalmente possente, i supereroi per quanto possano essere disegnati realistici, nell'opera appaiono distantissimi, lontani, SUPERiori, raggiungendo quello che mi sembra lo scopo del fumetto: non celebrazione ma presa di coscienza della distanza assoluta tra noi e loro. Gli Dei scesi sulla Terra rimarcano quanto siano lontani ma anche quanto siano assurdi e "non - credibili".
L'impatto visivo di riportare gli Dei sulla Terra è imponente. Ross rende i corpi terreni e epici allo stesso momento, proprio grazie alla modo realistico di porle allo spettatore.
E andiamo a Marvels(1994-1995), che ci offre lo sguardo del giornalista Phil Sheldon, l'"uomo medio", normale, NOI, se vivessimo davvero a contatto con "Le Meraviglie", come le chiama. Emozionalmente possente, i supereroi per quanto possano essere disegnati realistici, nell'opera appaiono distantissimi, lontani, SUPERiori, raggiungendo quello che mi sembra lo scopo del fumetto: non celebrazione ma presa di coscienza della distanza assoluta tra noi e loro. Gli Dei scesi sulla Terra rimarcano quanto siano lontani ma anche quanto siano assurdi e "non - credibili".
E oggi? Siamo nel 2019 e l'animazione e i segni grafici muovono verso forme più semplici e stilizzate. Perché? Perché col disegno si può tutto ciò che nel reale apparirebbe insensato e ridicolo, oltre che non fruibile da tutto il pubblico, lasciando i riempimenti alla mente dello spettatore.
Per quanto reputi Ross un gigante e le sue opere immense per resa grafica e significato trovo che, nel panorama odierno, dove si progettano film su film cercando di rendere i super "credibili", spesso sfociando nel macchiettismo e nell'impossibilità di ottenere qualcosa d'impatto (mi viene in mente Joker da Suicide Squad), non abbia più nulla da dire.
"Marvels" è il fumetto meno supereroistico di casa Marvel e sembra irridere il lettore dicendo:"Guardalo! è un idiota con la tutina verde vestito da goblin che prova a uccidere un un tizio travestito da ragno in un pigiama rosso e blu!" ed è esattamente quello che appare.
Ed è bellissimo nella sua cruda riflessione sulla sospensione d'incredulità di cui siamo preda leggendo le storie di questi arlecchini in calzamaglia.
Forse dovremmo odiare Alex Ross per questo.



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