Rodin

Rodin Sorriso non era uomo che si vedesse tutti i giorni. Il volto era quello di un uomo che aveva visto tempi migliori, dopo più di trentacinque anni. Il cranio perfettamente rasato era solcato da croste e cicatrici che scendevano fino le orbite e gli zigomi. La barba era corta e acconciata in un lungo pizzo caprino sul mento, adornando una bocca che, sul lato sinistro, era stata allargata in un ampio sorriso da un colpo di spada schivato troppo lentamente.
Sebbene agli occhi balzasse soltanto la spada sulle spalle, praticamente ovunque riponeva lame di ogni genere, dai coltelli in bella serie sul petto agli artigli nascosti. L'elemento più pittoresco era forse il machete che portava orizzontalmente alla vita, custodito in un'elaborato fodero di pelle con decorazioni metalliche arabescate, aveva un'impugnatura con guardia rettangolare argentata con intarsi floreali ed un minuscolo rubino quasi invisibile sul pomo, a foggia di testa di tigre.
Non comandava nessuna squadra di mercenari, non aveva manipoli o legioni. Lavorava da solo, per lo più, quando conveniva, come abile procacciatore d'informazioni.
L'ultima volta che è stato visto si dice si trovasse dietro il bancone di una locanda a Fritvens, mentre serviva un liquido scuro ad una donna dai capelli neri.

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