Gart e Albia

"Hai mai cavalcato qualcosa di più grosso di un cavallo?"
"Tipo un grifone?" chiese la ragazza, mani sui fianchi.
"Un grifone non è solo più grosso, è più feroce, letale e con un pessimo carattere." Disse l'uomo, volgendosi verso il bordo del balcone.
"E i draghi?" Disse Albia, accostandoglisi.
"Nessuno cavalca un drago. Forse nelle storie che raccontano ai bambini prima di dormire, ma nessun drago si lascia cavalcare." Rispose il cavaliere.
Albia si volse ad osservare il cortile sottostante, le mura e il paesaggio che correva intorno alla collina. Un territorio ampio, la vista si estendeva fino all'orizzonte incontrando poche macchie di alberi radi. Il grido di un grifone che volteggiava molto più in alto di loro attirò l'attenzione di entrambi.
"Ci sono due modi per cavalcare quelle creature, o almeno solo per evitare di essere sbattuti per terra e dilaniati." Cominciò l'uomo. "Uno è crescerci accanto dal momento in cui nasce, così da instaurare un legame profondo. è un metodo lungo, laborioso, ma il migliore. Il grifone diventa un compagno fedele per tutte le situazioni."
"Sembra bello. Ma incredibilmente lungo." Replicò Albia.
"Il secondo metodo è domarlo. Non come un cavallo, il grifone va sottomesso e dominato, ma non ti accetterà mai del tutto. Conosco veterani che dopo dieci anni hanno si sono guadagnati profonde cicatrici. Altri sono morti sbranati."
Albia guardò meglio il volto dell'uomo, notando per la prima volta la sottile cicatrice che dalla tempia scendeva fino l'orecchio. Sembrava fosse improvvisamente più evidente, come se tutto d'un tratto il cavaliere fosse invecchiato di molti anni e le rughe si fossero accentuate.
Voltandosi, l'uomo incontrò lo sguardo indagatore della donna fisso su di lui.
"L'ho ucciso prima che mi strappasse il cuore col becco."

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