La battaglia della piana dei teschi.

"Figli di Ethel! Forti! Siate forti sul campo! Veloci e feroci! Perché a misericordia riceverete morte! A compassione vedrete solo morte! Morte! Maledetto sia il nome di colui che vi ucciderà! Morte!"
Il comandante della cavalleria elfica galoppò da un lato all'altro dello schieramento, spada sguainata verso il sole.
"Avanti, verso il nostro ultimo giorno!"
Quello era il segnale. All'unisono gli elfi abbassarono le lance affilate dalla famosa punta a forma di foglia. I cavalli sgropparono partendo a cavallo, rapidi e compatti, risuonando come un tuono per il campo di battaglia invaso dai mostruosi orchi.
Questi correvano contro gli elfi ruggendo e ringhiando contro il cielo, pronti a strappare carni e divorare budella.
Al momento dell'impatto la terra tremò. Le lance infilzarono gli orchi, sfondando le corazze, trapassando gli scudi. Le rozze spade degli orchi di spesso metallo poco rifinito mozzarono gambe ai cavalli, scaraventarono gli attaccanti dalla sella, alcuni sventrati con un solo fendente. Un enorme orco trafitto ad un fianco, folle di rabbia, trascinò a terra un elfo, mordendolo alla testa frantumandogli il cranio con le zanne ricurve. Fu Aisthar, il comandante, a tranciarne la testa in corsa, imbrattando la splendida lama della spada di suo padre. Un'ascia orchesca scagliata da molti metri di distanza trafisse un elfo alla sua destra, spaccandogli il petto.
Gli elfi stavano avanzando lentamente, sebbene in maniera assai efficace. L'orda degli orchi però appariva sterminate.
"Archi!" Aisthar urlò l'ordine, prontamente eseguito dalle retrovie, che cominciarono a bersagliare il resto dell'esercito di orchi con una pioggia letale di frecce. Questo rallentò la foga degli orchi e permise agli elfi di incalzarli con le spade. Aisthar guidava ancora l'attacco mozzando braccia e spiccando teste dal collo, incurante delle ferite, dell'armatura spaccata, del sangue che lo copriva.
Poi, d'un tratto, il suono di un possente corno riempì l'aria, sostituendosi alle urla di morte. Era l'esercito di Damos. I suoi uomini irruppero dalla foresta come diavoli. Al loro fianco Darton e i suoi nani scattano con asce e martelli aggredendo con ferocia qualunque faccia zannuta si trovassero di fronte.
Quel lato dell'esercito nemico contava sul supporto dei troll, enormi bestie pelose dalle lunghe braccia dotate di grossi artigli curvi. Orchi e troll erano nemici naturali dei nani, che si contendevano da sempre il dominio del sottosuolo.
Gli umani aprirono una profonda breccia nelle linee degli orchi, brandendo la spada senza sosta. I nani, dal canto loro, scagliavano con violenza i loro martelli, frantumando il cranio dei mostri che li fronteggiavano. Le asce tranciavano orchi tingendo il campo di cremisi.
Stretto sui due lati, l'enorme esercito degli orchi cominciò lentamente ad accusare il corpo, sebbene la battaglia durò fino al tramonto, quando i troll erano ormai stati sterminati e gli orchi battevano in ritirata, ma bersagliati dai rapidi arcieri che li finivano non appena essi voltavano loro le spalle.
Tutti: uomini, elfi e nani esultarono e poi piansero i corpi dei caduti, mentre volgeva la notte su un giorno di sangue.

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