Pesci Banana e Abissi Cruenti
News di visione.
A tempo di record (ma de che?) ho visto l'anime "Banana Fish", trasposizione del manga edito tra il 1985 e il 1994 stampato su favolosa carta gialla. Manga che non ho mai letto, realizzato da Akimi Yoshida.
La storia mi ha preso subito. Si sviluppa come un poliziesco/pulp nella quale un giovanissimo (17 anni) teppista, Ash Lynx, cerca di liberarsi dalle grinfie del suo "padrino" mafioso mentre indaga sulla misteriosa droga, appunto, "Banana Fish", che ha reso il fratello catatonico durante la guerra in medio oriente. Ad accompagnarlo c'è Eiji, studente universitario, atleta astista in viaggio in Giappone per fare da assistente ad un amico fotografo.
Semplice ma scorrevole, molto action, le vicende si susseguono rapide senza troppi indugi e rallentamenti tirandosi dietro lo spettatore sebbene, superata la metà, le meccaniche diventino ripetitive e alcuni elementi, ad esempio personaggi che avrebbero ben arricchito la narrazione, rimangano solamente sfiorati. Fulcro altrettanto importante e movente drammatico del protagonista diventa il rapporto strettissimo tra Ash e Eiji, per il quale il teppistello è sempre pronto a sacrificarsi.
L'adattamento dal manga è stato accompagnato da un rimodernamento completo: le vicende sono narrate nell'america contemporanea adeguando il tutto in maniera fluida. Nulla è edulcorato e anzi molto crudo.
EPPURE.
La storia, tutta, si basa praticamente su due pilastri: 1) la dipendenza di Ash da Eiji e 2) La forza incredibile di Ash.
Entrambe le due cose mi hanno portato a fare un paio di appunti.
1) Il rapporto tra Ash e Eiji, come nel manga, viene presentato come una profonda amicizia ma è evidente che, per ragioni commerciali del periodo di pubblicazione, si tratta palesemente di un rapporto amoroso. Ash è dipendente da Eiji, non esita mai a lanciarsi nel pericolo o sacrificare tutto per lui, dando una connotazione salvifica al loro legame come mezzo del protagonista per slegarsi dalla violenza che caratterizza la sua intera vita.
Ora, questo non sarebbe un problema se non risultasse poi cacofonico che, durante tutta la storia, si parla tranquillamente di rapporti omosessuali, stupri e abuso di minori, rendendo dubbioso il rimodernamento dell'opera. Capisco rispettare il tono dell'opera originale ma fare un passo in più rendendo più realistico il tutto avrebbe, secondo me, reso beneficio al prodotto finale, calandolo completamente nella contemporaneità.
2) Ash è il tipico eroe anni 80/90: fortissimo, indistruttibile, addestrato come rambo, colto come uno scienziato ed educato come un lord inglese. Qui credo non si potesse fare nulla, il personaggio è costruito volutamente in questo modo però, all'ennesimo colpo di pistola, coltellata, pugno, droga che non riesce a stordirlo, l'incanto si rompe e non ci si crede più e si nota quanto sia datato.
Finito Banana Fish ho visto, senza alcuna aspettativa, Made in Abyss, anche qui senza aver letto il manga. Scritto e disegnato da Akihito Tsukushi dal 2012.
In sunto, ci troviamo di fronte ad un profondissimo abisso all'interno del quale ci sono cimeli antichi e sconosciuti. Non è facile però andare a recuperarli perché man mano che si procede verso il basso, si incontrano ambienti e creature ostili all'uomo. Il tutto peggiora a causa della cosiddetta "maledizione da risalita": più si scende e più risalire porterà conseguenze gravose all'organismo, dal semplice capogiro alla mutazione, fino alla morte. La città che si è stanziata sull'orlo dell'abisso manda esploratori, di grado diverso in base alla bravura e esperienza, per recuperare strani cimeli di qualche antica popolazione, o chissà che, comunque il "tesoro" della situazione.
La protagonista è Riko, bionda apprendista esploratrice, che riceve un messaggio dalla madre, esploratrice esperta e creduta morta nel fondo dell'abisso.
Riko, accompagnata da Reg, apparentemente un robot dall'aspetto umano con le braccia estendibili, decide di calarsi nella voragine per ritrovare la madre.
Ora, l'aspetto è cartoonoso, tutto è colorato, i personaggi sono soffici e tondi, a tratti superdeformed. La vicenda ha una trama semplice e uno svolgimento che sembra improntato all'avventura, sempre più difficile, sempre in crescita per i protagonisti. La narrazione, che sembra impostata per un target preadolescenziale, al contrario si muove verso tinte drammatiche e scure pian piano che gli episodi si susseguono fino ad arrivare al finale di stagione che è straziante, contrastando pienamente con il design "puccioso" dei personaggi. Veleno, ossa spezzate, amputazioni, emorragie da tutti i pori (EBOLAAA), sono la naturale conseguenza di un viaggio in un ambiente estremamente ostile affrontato senza l'opportuna esperienza e continuano a ribadircelo direttamente e indirettamente attraverso i personaggi secondari incontrati dai protagonisti.
Per farla breve, la struttura è canonica e poco originale, il classico viaggio dell'eroe didascalicamente rappresentato con la discesa nell'abisso, ma composta molto bene, con personaggi ben tratteggiati, costruiti e sfumati in maniera realistica.
Pensavo mi avrebbe annoiato e invece l'avventura non è prolissa e si mescola benissimo con il vissuto dei personaggi, rendendo interessante ogni episodio. Attendo la seconda stagione!
Nel frattempo, ho cominciato Golden Kamuy! Ma è un'altra storia.
A tempo di record (ma de che?) ho visto l'anime "Banana Fish", trasposizione del manga edito tra il 1985 e il 1994 stampato su favolosa carta gialla. Manga che non ho mai letto, realizzato da Akimi Yoshida.
La storia mi ha preso subito. Si sviluppa come un poliziesco/pulp nella quale un giovanissimo (17 anni) teppista, Ash Lynx, cerca di liberarsi dalle grinfie del suo "padrino" mafioso mentre indaga sulla misteriosa droga, appunto, "Banana Fish", che ha reso il fratello catatonico durante la guerra in medio oriente. Ad accompagnarlo c'è Eiji, studente universitario, atleta astista in viaggio in Giappone per fare da assistente ad un amico fotografo.
Semplice ma scorrevole, molto action, le vicende si susseguono rapide senza troppi indugi e rallentamenti tirandosi dietro lo spettatore sebbene, superata la metà, le meccaniche diventino ripetitive e alcuni elementi, ad esempio personaggi che avrebbero ben arricchito la narrazione, rimangano solamente sfiorati. Fulcro altrettanto importante e movente drammatico del protagonista diventa il rapporto strettissimo tra Ash e Eiji, per il quale il teppistello è sempre pronto a sacrificarsi.
L'adattamento dal manga è stato accompagnato da un rimodernamento completo: le vicende sono narrate nell'america contemporanea adeguando il tutto in maniera fluida. Nulla è edulcorato e anzi molto crudo.
EPPURE.
La storia, tutta, si basa praticamente su due pilastri: 1) la dipendenza di Ash da Eiji e 2) La forza incredibile di Ash.
Entrambe le due cose mi hanno portato a fare un paio di appunti.
1) Il rapporto tra Ash e Eiji, come nel manga, viene presentato come una profonda amicizia ma è evidente che, per ragioni commerciali del periodo di pubblicazione, si tratta palesemente di un rapporto amoroso. Ash è dipendente da Eiji, non esita mai a lanciarsi nel pericolo o sacrificare tutto per lui, dando una connotazione salvifica al loro legame come mezzo del protagonista per slegarsi dalla violenza che caratterizza la sua intera vita.
Ora, questo non sarebbe un problema se non risultasse poi cacofonico che, durante tutta la storia, si parla tranquillamente di rapporti omosessuali, stupri e abuso di minori, rendendo dubbioso il rimodernamento dell'opera. Capisco rispettare il tono dell'opera originale ma fare un passo in più rendendo più realistico il tutto avrebbe, secondo me, reso beneficio al prodotto finale, calandolo completamente nella contemporaneità.
2) Ash è il tipico eroe anni 80/90: fortissimo, indistruttibile, addestrato come rambo, colto come uno scienziato ed educato come un lord inglese. Qui credo non si potesse fare nulla, il personaggio è costruito volutamente in questo modo però, all'ennesimo colpo di pistola, coltellata, pugno, droga che non riesce a stordirlo, l'incanto si rompe e non ci si crede più e si nota quanto sia datato.
Finito Banana Fish ho visto, senza alcuna aspettativa, Made in Abyss, anche qui senza aver letto il manga. Scritto e disegnato da Akihito Tsukushi dal 2012.
In sunto, ci troviamo di fronte ad un profondissimo abisso all'interno del quale ci sono cimeli antichi e sconosciuti. Non è facile però andare a recuperarli perché man mano che si procede verso il basso, si incontrano ambienti e creature ostili all'uomo. Il tutto peggiora a causa della cosiddetta "maledizione da risalita": più si scende e più risalire porterà conseguenze gravose all'organismo, dal semplice capogiro alla mutazione, fino alla morte. La città che si è stanziata sull'orlo dell'abisso manda esploratori, di grado diverso in base alla bravura e esperienza, per recuperare strani cimeli di qualche antica popolazione, o chissà che, comunque il "tesoro" della situazione.
La protagonista è Riko, bionda apprendista esploratrice, che riceve un messaggio dalla madre, esploratrice esperta e creduta morta nel fondo dell'abisso.
Riko, accompagnata da Reg, apparentemente un robot dall'aspetto umano con le braccia estendibili, decide di calarsi nella voragine per ritrovare la madre.
Ora, l'aspetto è cartoonoso, tutto è colorato, i personaggi sono soffici e tondi, a tratti superdeformed. La vicenda ha una trama semplice e uno svolgimento che sembra improntato all'avventura, sempre più difficile, sempre in crescita per i protagonisti. La narrazione, che sembra impostata per un target preadolescenziale, al contrario si muove verso tinte drammatiche e scure pian piano che gli episodi si susseguono fino ad arrivare al finale di stagione che è straziante, contrastando pienamente con il design "puccioso" dei personaggi. Veleno, ossa spezzate, amputazioni, emorragie da tutti i pori (EBOLAAA), sono la naturale conseguenza di un viaggio in un ambiente estremamente ostile affrontato senza l'opportuna esperienza e continuano a ribadircelo direttamente e indirettamente attraverso i personaggi secondari incontrati dai protagonisti.
Per farla breve, la struttura è canonica e poco originale, il classico viaggio dell'eroe didascalicamente rappresentato con la discesa nell'abisso, ma composta molto bene, con personaggi ben tratteggiati, costruiti e sfumati in maniera realistica.
Pensavo mi avrebbe annoiato e invece l'avventura non è prolissa e si mescola benissimo con il vissuto dei personaggi, rendendo interessante ogni episodio. Attendo la seconda stagione!
Nel frattempo, ho cominciato Golden Kamuy! Ma è un'altra storia.





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