Fuga

Il freddo penetrava sotto l'armatura gelida, attraversava le povere vesti e irrigidiva le ossa. Passo dopo passo, verso la sera ancor più fredda, Rothgar avanzava cercando di evitare i cumuli di neve più spessi. Gli schinieri sprofondavano quasi fino al ginocchio ma non poteva ancora fermarsi.
Gli alberi stavano immobili,  senza che una foglia cadesse dai rami. L'inverno aveva interrotto lo scorrere del tempo, ricoprendo il tutto di una funerea coltre di neve.
Un alito di vento, lacerante come una spada di ghiaccio, lo colpì al volto, solo parzialmente coperto dal cappuccio abbassato. In ricognizione preferiva tenere il capo scoperto e avere tutti i sensi all'erta, anche se stava pian piano perdendo la sensibilità alla mascella.
Fece qualche altro passo avanti, cercando di sbirciare in lontananza, oltre gli alberi. Si voltò e alzò un braccio.
"Se non ti copri ti cadrà il naso per il freddo." disse Freeda, guidando l'unico cavallo rimasto. "Sarebbe un bello spettacolo e migliorerebbe quel tuo brutto grugno."
Rothgar la guardò con ira.

Sette giorni erano passati dal massacro in cui si erano gettati a capofitto. Gli altri erano morti ammazzati, presi prigionieri o fuggiti altrove in un caos infernale.
I Figli del Freddo di Brastok il Cane distrutti, mercenari da due soldi dalla parte dei perdenti.
Li avevano inseguiti per i primi due giorni, fuggendo da un sottobosco ad un altro, da una caverna ad un granaio. Poi c'era stata la locanda del Ferro Curvo in un piccolo villaggio sulla strada, un panzone sgozzato col coltello, urla e minacce, la corse al galoppo verso la foresta e i giorni di cammino sempre più lenti per la tempesta che non alleviava il bruciore della sconfitta.

"Taci, Tagliadita. Non ti sopporto più."
Troppo stanca per rispondere, la donna fece qualche altro passo avanti, poi guardò la posizione del sole nel cielo del tardo pomeriggio.
"Di buon passo potremmo uscire da qui già domani." Disse, stringendo le briglie del cavallo con più forza.
"Maledizione, non so neanche perché ho deciso di tornare in quel buco di culo invece di andarmene a sud e dimenticare tutti quei cani bastardi!"
Rothgar avanzò faticosamente per raggiungere una zona leggermente rialzata dove si era schiantato un albero dall'ampio fusto.
"Dobbiamo riposare o non andremo da nessuna parte." Aggiunse stizzito, sedendosi malamente sul tronco. "E ci servirebbe un fuoco."
"E dici a me di tacere?" lo rimbrottò quella, raggiungendolo poco distante. Sotto il cappuccio Rothgar poteva scorgerne gli occhi carichi di stanchezza e rabbia, se non fosse stato per quello forse gli avrebbe dato un pugno.
Presto tacquero, accucciati sul terreno contro il grande albero caduto. La neve non permetteva di accendere un fuoco, così dovettero accontentarsi di un pezzetto di carne secca, dura come una suola di stivale e di sgranocchiare una patata.

Il suono degli zoccoli del cavallo sulla neve fece sussultare Rothgar, immerso in un sogno disturbante fatto di spettri e ghiaccio. La flebile luce nel cielo preannunciava l'arrivo dell'alba, mentre accanto Freeda Tagliadita continuava a dormire come un sasso. Respirava molto debolmente, a guardarla senza attenzione l'avrebbe scambiata per morta vedendone il volto scavato e pallido.
Un rumore più forte lo mise in allerta, alcuni passi regolarsi sulla neve ed un certo tramestio tra i cespugli gli dicevano che qualcuno si era accorto di loro. Strinse forte il coltello che teneva sotto la coperta mentre roteava gli occhi in cerca di un segno visibile. Niente, forse era dall'altra parte del tronco e sembrava solo, in avvicinamento.
Mise una mano sulla bocca di Freeda e con un leggero scossone la svegliò, facendole segno di tacere.
Silenziosamente strisciò fuori dalla coperta e si raggomitolò, pronto a scattare. La donna aveva la spada in pugno di traverso sul petto

Prima che potessero agire, il rumore di passi era cessato. Rothgar gettò uno sguardo interrogativo verso Freeda giusto un attimo prima che la punta curva di una lama larga e spessa si abbattesse vicinissima alla sua testa, esplodendo in un turbine di schegge di legno.


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