Statrod l'orco della caverna

Il guerriero roteò la spada di fronte all'enorme orco che gli bloccava il passo. Era Statrod, due volte più grosso di ogni altro esponente della sua razza, altrettanto più pericoloso. Aveva grandi zanne che sporgevano dalla bocca, il volto segnato dalle cicatrici di molte battaglie. Si ergeva su un roccione, brandendo due asce bipenni dalla corta impugnatura, ma con lame abbastanza grandi da tranciare di netto un torso umano.
Asha, che stava dietro Daron, alzò le braccia e, impavida, scatenò un lampo di luce che accecò l'orco, illuminando l'intera caverna come se un sole fosse sorto all'improvviso. Statrod chiuse gli occhi di istinto, permettendo a Daron di scattare in avanti d'anticipo sul mostro e brandire la spada che, al primo fendente, prese magicamente fuoco. La lama dardeggiò contro l'orco ma scalfì soltanto i bracciali dell'armatura in ferro scuro.
Statrod reagì ruggendo d'impeto e, ancora semi accecato, roteò pericolosamente le lame a poche spanne dal guerriero che dovette scartare di lato.
Alcuni metri più indietro, cominciò una lenta cantilena, Asha stava pronunciando un incantesimo. L'udito ferino dell'orco aveva già percepito il pericolo e, sebbene ancora tenesse gli occhi semi socchiusi, caricò rabbiosamente verso la maga. Daron ne approfittò per scattare in avanti e colpirlo dietro le ginocchia: la lama infuocata attraversò pelle e tendini, mandando giù l'orco con un tonfo che fece tremare le pareti. Sofferente, Statrod tentò di sollevarsi sulle braccia, imprecando in orchesco e ruggendo contro gli avversari, quando un fulmine viola lo centrò, carbonizzandolo all'istante, fondendo il metallo alla pelle e rendendolo irriconoscibile e più mostruoso di quanto non fosse stato.
"Ben fatto." Disse Daron, rivolgendosi alla maga, sfinita per lo sforzo. Dai palmi delle mani si alzava, leggero, un filo di fumo.

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