La scoperta
La notte trascorreva quasi pacifica, se non si voleva pensare al fatto che la compagnia era scampata ad un assalto dei troll di montagna, durante la traversata del passo di Lungofosso.
Il contrasto era stato breve, ma un uomo era morto squarciato dagli artigli di un troll, tanto forte da dilaniare la maglia metallica senza sforzo.
Molti fuochi delimitavano il campo, nel caso di un possibile attacco da parte di quei mostri. Duran pattugliava il confine orientale, perlustrando il limitare del bosco, quando fu attirato da un breve luccichio in un cespuglio.
La destra corse alla spada, pronta ad essere sguainata al minimo accenno di pericolo che, pur attendendo per molti istanti, non giunse. Avanzò lentamente, scostando le fronde con il fodero della lama per tenersi a debita distanza, così da scorgere qualcosa di metallico. Smuovendo un po' il terreno, ne emerse un'armatura, carica di tutto il suo inquietante contenuto, le ossa di un guerriero. Il cranio era in pezzi, all'interno di un'elmo cilindrico ornato da una profonda ammaccatura dove una volta c'era la fronte. La placca pettorale, invece, rivelava uno squarcio verticale, probabilmente causato dal colpo di un'ascia tremendamente grande.
Duran si soffermò per un attimo a contemplare la macabra opera, tornando poi rapidamente ad osservare che non sembrava esserci nulla di utile da ricavarne: a parte l'armatura, le parti di cuoio erano ormai distrutte, non aveva denaro indosso o gioielli. La sua attenzione fu però attratta dal braccio sinistro, seminascosto dal busto del guerriero, che rivelò, al contrario del resto, uno scudo in ottime condizioni, che a quanto pare il proprietario non aveva nemmeno avuto il tempo di usare.
Riesumato lo scudo, appariva un'opera di squisita fattezza: di forma tonda, era leggermente più grande degli scudi di legno che normalmente erano utilizzati dagli sgangherati mercenari all'avventura, all'interno doveva essere stato rivestito di cuoio come le cinghie, ormai completamente marcito, mentre l'esterno rivelava i resti di una decorazione rossa e blu con una mano nera raffigurata al centro. Probabilmente doveva appartenere ai tempi anteriori alla rivolta che aveva portato al crollo di ogni famiglia nobile, quando in pochi portavano emblemi e raffigurazioni sugli scudi.
Duran, con un ultimo gesto deciso, strappò lo scudo dalle dita morte del proprietario e se lo mise in spalla, chiedendosi se non rischiasse di attirarsi le ire di fantasmi del passato.
Il contrasto era stato breve, ma un uomo era morto squarciato dagli artigli di un troll, tanto forte da dilaniare la maglia metallica senza sforzo.
Molti fuochi delimitavano il campo, nel caso di un possibile attacco da parte di quei mostri. Duran pattugliava il confine orientale, perlustrando il limitare del bosco, quando fu attirato da un breve luccichio in un cespuglio.
La destra corse alla spada, pronta ad essere sguainata al minimo accenno di pericolo che, pur attendendo per molti istanti, non giunse. Avanzò lentamente, scostando le fronde con il fodero della lama per tenersi a debita distanza, così da scorgere qualcosa di metallico. Smuovendo un po' il terreno, ne emerse un'armatura, carica di tutto il suo inquietante contenuto, le ossa di un guerriero. Il cranio era in pezzi, all'interno di un'elmo cilindrico ornato da una profonda ammaccatura dove una volta c'era la fronte. La placca pettorale, invece, rivelava uno squarcio verticale, probabilmente causato dal colpo di un'ascia tremendamente grande.
Duran si soffermò per un attimo a contemplare la macabra opera, tornando poi rapidamente ad osservare che non sembrava esserci nulla di utile da ricavarne: a parte l'armatura, le parti di cuoio erano ormai distrutte, non aveva denaro indosso o gioielli. La sua attenzione fu però attratta dal braccio sinistro, seminascosto dal busto del guerriero, che rivelò, al contrario del resto, uno scudo in ottime condizioni, che a quanto pare il proprietario non aveva nemmeno avuto il tempo di usare.
Riesumato lo scudo, appariva un'opera di squisita fattezza: di forma tonda, era leggermente più grande degli scudi di legno che normalmente erano utilizzati dagli sgangherati mercenari all'avventura, all'interno doveva essere stato rivestito di cuoio come le cinghie, ormai completamente marcito, mentre l'esterno rivelava i resti di una decorazione rossa e blu con una mano nera raffigurata al centro. Probabilmente doveva appartenere ai tempi anteriori alla rivolta che aveva portato al crollo di ogni famiglia nobile, quando in pochi portavano emblemi e raffigurazioni sugli scudi.
Duran, con un ultimo gesto deciso, strappò lo scudo dalle dita morte del proprietario e se lo mise in spalla, chiedendosi se non rischiasse di attirarsi le ire di fantasmi del passato.

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