Toad

Il fuoco crepitava dentro il piccolo camino all'altra estremità della stanza, ma Toad non ne percepiva alcun calore. Era ancora in quella fase tra il sonno e la veglia, dove il fuoco brucia tra le nevi perenni delle montagne più alte, invano. Sentiva invece il braccio pulsare, la mano destra si contraeva stringendo con forza la spada per sentirsi più sicuro e protetto.  Ma la spada gli cadeva di mano.
Toad spalancò gli occhi, scosso da un brivido di freddo così forte da farlo rizzare a sedere.
Sudava freddo e sentiva il braccio destro dolorante, poi tutto gli tornò alla mente.
Scostò il lenzuolo, il braccio mutilato era avvolto in delle bende ordinate e sembrava non perdere più sangue. Non era la fasciatura che aveva ricevuto rapidamente al campo, prima che fosse costretto a fuggire. La mano fantasma  provò a contrarsi inutilmente.
Toad si guardò intorno, realizzando di non trovarsi più nella foresta in cui si era rifugiato. Era una casa con qualche mobile, un camino, due finestrelle ed un'ampia credenza. Il letto in cui giaceva era morbido e comodo, forse la cosa più comoda su cui dormiva da anni.
Non aveva l'armatura, nemmeno la placca pettorale con cui si era allontanato e non riusciva a trovare da nessuna parte la sua spada. L'istinto del soldato gli suggerì che non era in una situazione di pericolo, anche se non aveva armi non era stato legato, era stato curato e l'ambiente era molto più confortevole di qualsiasi prigione.
C'era un candelabro alla sua sinistra, su di un piccolo comodino, era un oggettino di metallo che sembrava avere un certo peso. Era comunque l'oggetto più vicino che poteva lanciare contro un eventuale aggressore, ma forse se si fosse avvicinato alla credenza vi avrebbe trovato un coltello.

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